Lo scorso giugno ho sostenuto l'esame di maturità. qui sotto ho riportato ciò che ho "raccontato" durante la parte orale dell'esame. descrive uno degli aspetti del judo che più mi affscina, è riuscita a interessare i miei professori spero possa interessare anche qualcuno di voi (lettori del mio blog)
Shiai
combattimento
L’argomento che intendo presentare in questa sede come tesina è SHIAI, combattimento. Da molti anni ormai studio judo e quindi vorrei affrontare il tema secondo l’ottica del fondatore di questa disciplina, Jigoro Kano. Jigoro Kano nel 1882 dopo aver studiato approfonditamente il ju-jitsu, arte della cedevolezza, decise di fondare una nuova scuola, la quale era caratterizzata da una forte innovazione. Il fondatore, infatti, riprese in parte le tecniche del ju-jitsu ma a queste aggiunse un principio morale. Judo, infatti, significa Via della cedevolezza, intesa come scuola di vita, prima che di combattimento. Non intendo trattare approfonditamente cosa sia judo, perciò mi limiterò ad utilizzare una definizione ormai celebre che ne riassume le caratteristiche principali:
«Il judo ha la natura dell'acqua. L'acqua scorre per raggiungere un livello equilibrato. Non ha forma propria, ma prende quella del recipiente che la contiene. È indomabile e penetra ovunque. È permanente ed eterna come lo spazio e il tempo. Invisibile allo stato di vapore, ha tuttavia la potenza di spaccare la crosta della terra. Solidificata in un ghiacciaio ha la durezza della roccia. Rende innumerevoli servigi e la sua utilità non ha limiti. Eccola, turbinante nelle cascate, calma nella superficie di un lago, minacciosa in un torrente o dissetante in una fresca sorgente scoperta in un giorno d'estate..»
Shiai è combattere le negatività della vita, affrontare i problemi che ci ostacolano nel perseguire i nostri ideali. Durante un combattimento in materassina un judoista si trova ad affrontare un avversario sconosciuto, di cui, possibilmente, non conosce ne abilità ne debolezze. Un solo passo errato può significare la sconfitta, anche solo un attimo può essere fondamentale per determinare l’esito dell’incontro. Per vincere il combattimento però è necessario superare ogni timore e lanciarsi nell’attacco, liberi da qualsiasi pensiero. Molte sono le qualità necessarie per diventare un abile combattente, senza dubbio una certa abilità fisica, ma soprattutto la capacità di raggiungere un buon livello di concentrazione, che forse è meglio definire meditazione (mushin). Uno stato dove la mente è completamente libera da ogni pensiero di vittoria e sconfitta, dove un judoista è pronto a dare tutto se stesso, cuore, mente e corpo in ciò che sta facendo. Imparare a dare tutto se stesso al judo, per poi dare tutto se stesso all’universo. Non ha senso studiare qualcosa se questa non può essere utilizzata nella vita quotidiana. La speranza del fondatore, come quella di tutti i maestri che ne seguono gli insegnamenti è di formare individui che pratichino judo 24 ore su 24, individui che se incontrano qualcuno in difficoltà, intervengano senza esitazioni, individui che se stanno sostenendo un esame non si facciano opprimere dalle emozioni, ma che affrontino la situazione, nel pieno delle capacità.
Purtroppo il judo, fin dagli inizi, ma soprattutto dopo essere diventato sport olimpico nel 1964, ha avuto un eccessivo incremento degli iscritti. Questo ha causato, un aumento delle palestre e di conseguenza degli insegnanti di judo, che sempre più spesso erano impreparati a ricoprire un ruolo di cosi grandi responsabilità. Jigoro kano, finché ha potuto, ha cercato di far rispettare i valori morali del metodo judo, ma ben presto questo ha iniziato a mutare trasformandosi in qualcosa di completamente diverso da ciò che era in origine. Il judo ormai è diventato uno sport, qualcosa di strettamente legato all’agonismo, agli sponsor, al mondo degli affari. L’obbiettivo del judo-sport non è più quello di formare persone migliori, con una certa personalità, bensì quello di creare campioni, energumeni capaci di abbattere l’avversario (non importa come), e facilmente manovrabili. Ormai non si può più parlare di Shiai, il judoista non cerca più la proiezione magistrale che lascia tutti a bocca aperta, ma si accontenta di far inciampare l’avversario a terra; la gara non è più l’occasione di incontro fra due compagni che sono insieme per crescere, ma l’occasione per imporsi sull’altro, l’unico obbiettivo è la vittoria.
Il judo però non è ancora perduto, da anni esistono in italia ed in molti altri paesi europei gruppi di judoisti che hanno scelto di uscire dalle federazioni ufficiali, con la speranza, che non è un'utopia di poter ritornare al judo delle origini grazie al judo tradizionale. un judo che fra i tanti aspetti formativi sia in grado di insegnare a chiunque voglia dedicarsi a questa disciplina cosa sia combattimento, Shiai.